Intervista al Prof. Carmine Orlandi

Il Prof. Carmine Orlandi, nasce ad Avezzano (AQ)

Si laurea in Farmacia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1985.
Successivamente consegue la Laurea in Dietistica  (1° livello) presso l’Università di Roma Tor Vergata, la Laurea in Scienze della Nutrizione Umana (laurea specialistica) e un Master in Scienze Motorie. Dal 2005 è iscritto alla scuola di specializzazione in Scienza dell’Alimentazione presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Roma Tor Vergata.
Svolge attività didattica sia presso l’Università di Roma Tor Vergata nel Dipartimento di Alimentazione e Nutrizione Umana diretto dal Prof. Antonino De Lorenzo sia come docente a.c. presso il corso di laurea in dietistica presso la facoltà di Medicina dell’Università dell’Aquila.
Come nutrizionista diviene responsabile del settore nutrizione della “Fondazione Salus” collegata a strutture cliniche di Avezzano (AQ), che opera, prevalentemente, nel campo della chirurgia dell’obesità.
Nel campo sportivo oltre le prime esperienze nell’equipe medica di squadre di calcio (campionati di serie C) ed in una società di boxe, inizia una consulenza nutrizionale con la società sportiva Sampdoria, campionato italiano di calcio, serie A, per l’intera stagione 2004-2005. Continuando a seguire, sotto l’aspetto nutrizionale, i pugili professionisti della Marsica Boxe, i calciatori del “Celano Calcio” e quelli della “Valle del Giovenco” nei campionati di calcio serie C2, nel 2007 riceve l’incarico dalla FiJLKAM di seguire, con obiettivo Olimpiadi di Pechino 2008, gli atleti della selezione nazionale di Judo e di Lotta, seguito, a breve, dagli incarichi per le nazionali italiane di sollevamento pesi (FIPCF) e di pugilato olimpico (FPI) come consulente nutrizionale di 20 atleti qualificati per le Olimpiadi di Pechino 2008. Riceve inoltre l’incarico di seguire per la stagione 2007-2008 gli atleti dell’Aquila Rugby, campionato nazionale di serie A. Sempre dalla stagione 2007-2008, a tutt’oggi, ha avuto l’incarico come consulente nutrizionale degli atleti dell’AC Siena, campionato nazionale di calcio serie A. Nel 2008 ha condotto, come nutrizionista, al titolo di campione italiano 3 pugili professionisti.
E’ autore di diverse pubblicazioni nel campo della nutrizione, la maggior parte nella nutrizione applicata allo sport.



-Prof. Orlandi quanto è importante condurre una corretta alimentazione?
“L’uomo è ciò che mangia”, così recitava un aforisma di Feuerbach, ma ovviamente non è solo così soprattutto nel mondo dello sport in cui sono numerosissime le variabili che contribuiscono a costruire un atleta, a partire da quelle congenite e fino a quelle acquisite. Una corretta alimentazione assume un connotato di particolare importanza nella costruzione di questo atleta, non solo per ciò che concerne il conseguimento dei risultati prefissati (e non è poco), ma anche, e direi soprattutto, per il mantenimento di uno stato ottimale di salute, definizione questa sovente messa in discussione dalla stressante conduzione sia della vita socio-lavorativa che, nella fattispecie, da una intensa preparazione atletica. Ad esempio è di recente acquisizione, da una serie di lavori, che la scelta oculata di determinati cibi consente di prevenire, in una certa misura, il fenomeno dell’over training, con indubbi vantaggi sia a livello salutare che nelle capacità prestative, ciò grazie alla possibilità di continuare nel programma di allenamento adottato invece di modificarlo o, addirittura, interromperlo. Alla base di tutto rimane la necessità di ribadire un concetto: qualunque sforzo di tutti gli operatori deve essere diretto fondamentalmente alla capacità di conservare ed anzi migliorare quello stato di benessere e di buona salute con cui gli atleti, agonisti e non, si presentano. Che poi con adeguati e coscienziosi protocolli di alimentazione e di integrazione alimentare si riesca anche a migliorare le performances, tanto meglio. Il nostro proponimento è dunque quello di offrire un corretto protocollo nutrizionale, basato su consolidati precetti scientificamente validati. Questo concetto ci preme in modo particolare, soprattutto se si osserva il fiorire di “stregoni” che promettono la luna o, ancora, per evitare il ricorso al “fai da te”, in questo campo decisamente pericoloso.  


-Visto il suo importante impegno nell’ambito sportivo ci può dare indicazioni sul metodo da utilizzare, dal punto di vista nutrizionale, sugli atleti?
La misurazione del peso corporeo è, insieme alla statura, uno dei parametri fondamentali per la caratterizzazione antropometrica di un individuo. Qualunque sia la disciplina sportiva praticata, assume un’importanza rilevante il controllo del peso corporeo inteso come identificazione, eventuale raggiungimento e mantenimento del “peso ideale”. E’ intuitivo quanto sia fondamentale una riduzione del peso corporeo allorquando questo sia in eccesso, sia per ottenere prestazioni  di rilievo, in caso di atleti di élite, sia, nel caso si tratti di “sportivi della domenica”, per poter praticare la propria disciplina in condizioni tali da evitare un surplus di fatica con conseguente nocumento alla propria salute. Tra le varie definizioni di peso ideale scegliamo questa: quel peso corporeo con il quale un individuo raggiunge un equilibrio tra il miglioramento della capacità prestative ed una condizione di assoluto benessere. Non poche difficoltà sorgono quando si tratta di tradurre in numeri il concetto precedentemente espresso. Un aiuto ci giunge dall’Indice di Massa Corporea (IMC oppure BMI in inglese, che si ottiene dividendo il peso corporeo per il quadrato dell’altezza espressa in metri) che individua un range di “normalità” per quei  soggetti che presentano valori compresi tra 19 e 25 Kg/m2, sarebbe a dire, per un uomo adulto alto 180 cm, un peso che deve oscillare tra 61,5 Kg e 81 Kg. Risulta abbastanza evidente la presenza di un’oscillazione troppo ampia in questi valori, addirittura 20 Kg. Questi valori tengono conto solo di una condizione di buona salute, non considerando le necessità che presentano gli atleti. Infatti un atleta dalla muscolatura ipertrofica risulterebbe classificato in sovrappeso se non addirittura come obeso; per contro atleti impegnati in discipline prevalentemente “aerobiche” potrebbero risultare in netto sottopeso; a maggior ragione si pone il problema per quegli atleti sottoposti a categorie di peso: sono innumerevoli e drammatici gli escamotages e gli equilibrismi cui si sottopongono per rientrare nel peso e quindi poter competere, ma a quale costo e con quali danni a breve e lungo termine?  E’ evidente, quindi, che un criterio di classificazione, come quello dell’IMC, molto utile per definire una condizione nutrizionale a livello generale di popolazione, mostra, però, notevoli limiti quando viene applicato su base individuale o, ancor più, su una fascia specifica della popolazione: gli atleti. Si evince, quindi, la necessità di un parametro di classificazione più idoneo, che possa misurare la composizione corporea dato che peso e statura soltanto non sono sufficienti. Sono diversi i modelli di composizione del corpo umano proposti dalle varie scuole nutrizionali, in linea di massima è universalmente accettato il Modello multicompartimentale, basato su 5 compartimenti (Massa grassa, Acqua corporea, Minerali, Massa proteica, Glicogeno) anche se può essere sufficiente il Modello bicompartimentale con la classificazione fondamentale in 2 soli compartimenti (Massa grassa – FAT e Massa magra – FFM)
Risulta intuitivo quanto sia importante avere la possibilità di misurare la massa grassa per poter definire esattamente lo stato di forma di un individuo, in modo particolare di un atleta, per avere, così, la capacità di intervenire in modo mirato per, eventualmente, aumentare la massa magra e diminuire la massa grassa. Infatti un aumento della massa muscolare a scapito di quella grassa è di fondamentale importanza sia nella vita quotidiana che nella pratica sportiva.  
Il problema della scorretta alimentazione è in costante crescita anche in un mondo come quello dello sport in cui le informazioni derivate dai vari esami nutrizionali (antropometria, composizione corporea, rilevamento dei consumi alimentari, ematochimici, adeguamento del bilancio energetico, etc.) hanno la fondamentale funzione di verificare il mantenimento dell’omeostasi generale dell’organismo e quindi lo stato di salute.
Con diete molto restrittive e non adeguate al singolo individuo l’eventuale rapida perdita di peso avverrebbe soprattutto a scapito della massa magra cioè del muscolo (deperimento) o a scapito dei liquidi (disidratazione) e non, come dovrebbe essere, a scapito della massa grassa (dimagrimento) condizione ottenibile solo con adeguato protocollo dietetico e con continuo monitoraggio strumentale dello stato nutrizionale. Tutto ciò è ancora più importante se si considera che negli atleti di elevato livello un aumento del peso corporeo può essere dovuto ad un aumento del trofismo muscolare indotto dallo stimolo allenante, pertanto risulta fondamentale verificare quale sia il comparto fisiologico responsabile dell’incremento del peso.
Vi è attualmente negli ambienti scientifico-sportivi un totale consenso sulla necessità di sottoporre tutti gli atleti, professionisti e non,  ad una valutazione della composizione corporea funzionale allo svolgimento del gesto motorio, dello stato nutrizionale e del dispendio energetico per la definizione dello stato di salute quale fattore essenziale al miglioramento delle capacità prestazionali.
L’integrazione delle suddette informazioni fornite dal nutrizionista consente di unire le competenze del medico sportivo e dello staff di preparatori atletici permettendo a questi ultimi di avere il quadro completo degli elementi necessari a programmare in modo ottimale i carichi di lavoro.
Oltretutto il rilevamento periodico di questi parametri può fornire il riscontro oggettivo degli effetti degli allenamento sulle diverse strutture e componenti corporee.
E’ fin troppo evidente la necessità di concentrare risorse, anche alla luce dei continui miglioramenti ottenuti dagli schemi terapeutici finora utilizzati, sullo studio e validazione di nuovi protocolli sperimentali.


-Qual è quindi l’approccio dietetico da seguire per questi atleti?
Da 2 anni ormai lavoriamo sugli atleti d’èlite seguendo un protocollo che stiamo cercando di perfezionare ma che comunque ci ha consentito di avere notevoli risultati. Lo illustro schematicamente:
Studio  delle abitudini alimentari
•    somministrazione del “seven days diary” e del “recall” delle 24 ore (valutazione dell’introito energetico)
•    anamnesi familiare, fisiologica e patologica
•    anamnesi e monitoraggio della “sensazione di fame” basale ed  in relazione ai cambiamenti della composizione corporea
Valutazione e monitoraggio dello stato nutrizionale e della  composizione corporea
•    Valutazione clinica (anamnesi, esame obiettivo)
•    Esami biochimici (bioumorali e ormonali)
•    Valutazione antropometrica classica (peso, statura, BMI, diametri e circonferenze corporee, plicometria)
•    Impedenziometria (BIA): determinazione dei comparti idrici (acqua totale corporea, extra e intra-cellulare); massa cellulare metabolicamente attiva.
•    Misura corporea totale e topografica della massa grassa, della massa magra e della densità ossea mediante densitometria a doppio raggio X (DXA, Dual-energy X-ray Absoptiometry).
•     Misura del dispendio energetico basale con calorimetria indiretta (calorimetro fisso e portatile).
•    Calcolo e studio del bilancio energetico (differenza tra dispendio ed introito calorico)
•    Monitoraggio regolare della composizione corporea nel corso del trattamento interdisciplinare integrato atto a stabilire un “controllo di qualità” nel dimagramento

Dietoterapia – Trattamento  Interdisciplinare integrato

•    Calendario di regolari incontri dell’intera equipe interdisciplinare per la stesura ed il controllo di un piano integrato di intervento
•    Elaborazione, sulla base delle misure effettuate, di programma dietoterapico in correlazione oltre che all’eccesso di massa grassa regionale e totale anche alle eventuali patologie metaboliche. L’obiettivo intorno a cui impostare l’intervento dietetico è la valutazione della composizione corporea e il giudizio di adeguatezza o meno delle singole componenti tissutali (massa magra, massa grassa, ecc.) all’intera massa corporea e al suo peso in rapporto alle caratteristiche della disciplina sportiva praticata ed alle diverse fasi della stagione di gara.
•    Allestimento di un calendario di incontri, individuali e di gruppo, dedicati al supporto psicologico ed all’educazione alimentare e comportamentale
•    Monitoraggio costante allo scopo di assicurare la corretta esecuzione, la totale adesione al protocollo proposto e, soprattutto, monitorare che il percorso dietetico rispetti gli obiettivi proposti.
Valutazioni funzionali
•    Misurazione della forza, potenza e velocità di contrazione muscolare tramite encoder lineare che registra l’accelerazione del movimento eseguito mediante elettromiografia di superficie (muscle-lab). L’esercizio può essere eseguito sia con una contrazione isotonica (eccentrica-concentrica) che isometrica.
Protocollo Innovativo
Valutazione e monitoraggio della dieta sulla scorta della variazione della composizione corporea in rapporto alle prove di funzionalità muscolare (muscle lab) allo scopo di migliorare il rapporto “peso/potenza”, solo in tal modo è possibile evitare che un'errata valutazione quali-quantitativa della variazione ponderale possa diminuire le qualità prestazionali.

Pubblicato il:
25-02-2009

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