WinFood e l'Università di Bologna, partnership per il progetto Europeo NU-AGE

Le Dott.sse Aurelia Santoro e Rita Ostan ci presentano il Progetto NU-AGE, coordinato dal Prof. Claudio Franceschi, che vedrà coinvolti 5 paesi europei (Italia, Olanda, Francia, Polonia e Inghilterra) e che in Italia sarà condotto dall'Università di Bologna avvalendosi che si avvarrà del supporto del software per l'anamnesi alimentare e la prescrizione dietetica Winfood (opportunamente sviluppato per rispondere alla specifiche esigenze del progetto).



Progetto europeo NU stato attuale e futuro sviluppo



Stress e infiammazione

L’infiammazione è una risposta fisiologica essenziale per reagire a danni tessutali traumatici o infezioni da patogeni. Questo tipo di risposta facilita inoltre la riparazione, la rigenerazione e l’adattamento di molti tessuti. Durante l’invecchiamento, lo stato infiammatorio diventa cronico, ossia di basso grado e persistente (inflammaging), portando alla degenerazione dei tessuti e all’insorgenza delle principali patologie croniche legate all'età, come l'aterosclerosi, il diabete di tipo 2 e la neurodegenerazione.

I differenti tipi di tessuti, organi, sistemi ed ecosistemi invecchiano con diversa velocità e possono contribuire a questo stato infiammatorio sistemico attraverso un’alterata produzione di mediatori pro-infiammatori e/o antinfiammatori. In particolare i cambiamenti età-correlati dei tessuti endocrini impattano sull’equilibrio ormonale generale del corpo, inducendo una risposta infiammatoria in diversi siti. Il sistema endocrino è inoltre coinvolto nella modulazione dello stress ossidativo che, come dimostrano diversi studi è strettamente connesso all’infiammazione. La risposta allo stress è dunque dinamica.

Diversi studi hanno dimostrato che le persone che hanno subito maltrattamenti, abusi, abbandono da piccoli continuano ad avere livelli di molecole proinfiammatorie elevati anche in età adulta. Il meccanismo potrebbe essere dovuto a cambiamenti nella funzione immunitaria che vengono esaltati in un contesto di elevata sensibilità allo stress. La nutrizione, può svolgere un ruolo determinante nell’abbassare i livelli infiammatori sia nei soggetti giovani che negli anziani. Il fenomeno della "metainfiammazione" (infiammazione metabolica) infatti dimostra che il cibo viene riconosciuto dal nostro corpo sostanzialmente come “estraneo” scatenando perciò una risposta immunitaria. In risposta a eccessi di calorie e nutrienti, in particolare glucosio e acidi grassi liberi, le cellule dei tessuti metabolici inducono la produzione di citochine e adipochine infiammatorie.

Strategie nutrizionali antistress: la Dieta Mediterranea

La Dieta Mediterranea (DM) rappresenta un modello alimentare tipico delle popolazioni che si affacciano sul Mediterraneo. Il modello è caratterizzato da un elevato apporto di verdure, frutta, cereali integrali, legumi, da un prevalente apporto di olio d’oliva e pesce. Dall’altra parte da un basso apporto di grassi saturi quali burro e altri grassi animali, di carni rosse e pollame, latticini nonché da un regolare ma moderato apporto di etanolo specialmente assunto come vino rosso durante i pasti. Nel 2010 l’UNESCO ha approvato la candidatura della “Dieta Mediterranea” come patrimonio dell’umanità, confermandone così l’estremo valore culturale e scientifico.

Diversi studi epidemiologici confermano la promozione della salute come effetto della dieta mediterranea, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione delle malattie cardiovascolari e altre malattie croniche. I benefici sono stati attribuiti ad alcuni componenti della DM come gli acidi grassi monoinsaturi, vitamine, antiossidanti e sostanze fitochimiche. I primi studi epidemiologici iniziano solo nel 2003 con PREDIMED, uno studio multicentrico randomizzato della durata di 3 mesi. Dopo un follow-up medio di quasi 5 anni è stata riscontrata un’inferiore incidenza di eventi cardiovascolari nel gruppo DM rispetto a quello di controllo. Inoltre, i livelli di colesterolo, lipoproteine a bassa densità e trigliceridi sono ridotti mentre il colesterolo “buono” HDL risulta aumentato. Un altro studio a tal proposito ha evidenziato come la maggiore aderenza alla DM risulti associata alla riduzione del numero di leucociti e piastrine, molecole responsabili della risposta infiammatoria. Suggerisce quindi che parte dell’azione protettiva della DM su molte patologie sia mediata dall’azione antinfiammatoria che l’insieme di alimenti che la compongono possiede.

Quali componenti della Dieta Mediterranea hanno un effettocosì benefico?

La DM risulta molto ricca di vitamine del gruppo B, di vitamine antiossidanti e minerali, derivati da frutta e verdura, cereali integrali, noci, olio extravergine d’oliva e pesce. La DM è caratterizzata inoltre da un elevato contenuto di “grassi buoni”, i grassi monoinsaturi (MUFA) e polinsaturi (PUFA) contenuti negli oli vegetali, nella frutta a guscio e nei semi e da una bassa percentuale di acidi grassi saturi e di oli idrogenati contenuti soprattutto nei grassi animali. In particolare la composizione della DM è caratterizzata da un rapporto ottimale tra omega 6 e omega 3, due PUFA che giocano un ruolo importantissimo nella regolazione dell’infiammazione e della coagulazione sanguigna.

Inoltre la DM è caratterizzata da un’elevata percentuale di componenti alimentari “non nutritivi” , tra i quali polifenoli, fitosteroli e carotenoidi. I fitochimici sono sostanze bioattive contenute in frutta, verdura, noci, cereali e legumi ed è dimostrato che sono in grado di contrastare l’infiammazione cellulare grazie alla loro potente funzione antiossidante. Sebbene un adeguato apporto di antiossidanti possa giocare un ruolo fondamentale nel ritardare o ridurre molti degli effetti avversi dell’invecchiamento, la prevenzione dagli effetti nocivi indotti dallo stress ossidativo deve essere ottenuta attraverso gli antiossidanti naturalmente contenuti in cibi vegetali quali frutta, ortaggi, cereali integrali, noci e semi. Inoltre la scelta preferenziale di carboidrati integrali, non raffinati, ha una duplice valenza: limita l’innalzamento della glicemia postprandiale e assicura un buon apporto di fibre.

Dieta mediterranea, stress e declino cognitivo

La riduzione di cibi altamente appetibili a fronte di un aumento del consumo di frutta, vegetali e altri alimenti più ricchi di nutrienti può avere un impatto sull’umore, sullo stress e sulla qualità della vita . Il modello dietetico tradizionale delle popolazioni Mediterranee offre una scelta appagante di cibi sani. Gli aspetti sociali e culturali della DM possono fornire dei vantaggi ulteriori, infatti un ambiente favorevole e un forte supporto sociale possono contribuire a percepire una migliore qualità della vita.

La dieta sta diventando oggetto di intense ricerche in relazione al declino cognitivo e alle malattie neurodegenerative età-associate. Una miriade di sistemi di trasporto e di meccanismi fisiologici lavorano costantemente per reintegrare i nutrienti utilizzati nel cervello. Molti nutrienti esercitano un’azione antinfiammatoria a livello cerebrale. Alcuni studi suggeriscono che i polifenoli e i flavonoidi in particolare giochino un ruolo protettivo nei confronti del declino cognitivo, mentre altri studi confermano un’associazione tra l’introito di polifenoli e migliori performance nei test di linguaggio e di memoria. I PUFA sono coinvolti nel mantenimento delle funzioni cognitive e hanno un effetto preventivo verso la demenza che viene esercitato attraverso la loro azione antitrombotica e antinfiammatoria in aggiunta ai loro effetti specifici sulle funzioni neurali. Infatti un adeguato livello di PUFA omega 3 può contribuire a mantenere l’integrità e la funzionalità neuronale (Natural1, ottobre 2014. www.natural1.it).

Il progetto Europeo NU-AGE

Allo stato attuale, l’alimentazione è probabilmente lo strumento più potente e flessibile che abbiamo per raggiungere una modulazione permanente e sistemica del processo di infiammazione cronica.In questo scenario il progetto europeo NU-AGE, rappresenta uno strumento per capire come l’alimentazione possa migliorare la salute e la qualità della vita negli anziani. L’assunto principale del progetto è la possibilità di contrastare l’inflammaging attraverso un approccio nutrizionale completo basato sulla Dieta Mediterranea adeguatamente modificata per le specifiche esigenze delle persone con più di 65 anni di età. Gli studi condotti fino a ora infatti hanno valutato l’impatto di singoli nutrienti e non di un’intera dieta.Al fine di individuare i meccanismi cellulari e molecolari responsabili degli effetti dell’intervento dietetico 1.250 volontari sono stati reclutati in cinque paesi europei e completamente caratterizzati prima e dopo l’intervento nutrizionale. Verrà valutato il loro stato di salute e nutrizionale, le funzioni fisiche e cognitive, diversi parametri immunologici, biochimici e metabolici, nonché una serie di analisi dettagliate riguardanti la genetica, l’epigenetica, la transcrittomica, la metagenomica e lametabolomica. I risultati dell’intervento dietetico saranno utilizzati poi per sviluppare prototipi di alimenti funzionali su misura per gli anziani e per migliorare alimenti tradizionali.

Pubblicato il:
03-04-2015

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